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Bot aeropittore a Carpaneto

Al lünäri ad Carpané 2011

il calendario con le opere del pittore futurista

Le tempere murali di Osvaldo Barbieri nella “Sala del Bot” nel municipio di Carpaneto furono realizzate tra il 25 settembre e il 6 novembre del 1934, come documenta una nota di spese dell'Albergo Cavalletto di Carpaneto che aveva ospitato Bot e sua moglie.

Le tre tempere dello scalone furono invece commissionate con delibera comunale del 9 aprile 1937.

Fino al ritrovamento della nota si pensava che tutto il complesso della decorazione risalisse al 1937 a causa della scritta “XV” (era fascista) sopra una delle tempere dello scalone.

In occasione di una furibonda polemica nel 1963, provocata da chi pretendeva la scialbatura delle aeropitture, le date d'esecuzione indicate erano il 1935 e il 1936.

L'incertezza veniva dall'essere state presentate, tutte insieme e senza date, nel 1938, nella “Rivista di Piacenza”.

L'aeropittura era nata nel 1929, quando, consolidato il Regime, si stavano preparando le imprese aviatorie di Italo Balbo.

L'ascesa di Bot (acronimo di Barbieri Osvaldo Terribile), iniziata verso il '30 con l'appoggio di Marinetti, toccò il culmine nel '32, nell'anno del Decennale della Rivoluzione fascista, iniziato a Piacenza con una mostra di aeropitture di Bot nel salone dell'Istituto Fascista di Cultura.

Nel dicembre del ‘33 Bot partecipò, a Milano, alla mostra di aeropittura allestita nella sede del Circolo Nazario Sauro. La presentarono Marinetti e Bruno Munari.

Dandone notizia il Corriere della Sera spiegò con chiarezza che cosa s'intendeva per aeropittura: Con essa i futuristi, scriveva, si studiano di esprimere plasticamente gli stati d'animo, le immagini, le emozioni, i sogni, e anche, in un senso soggettivo od astratto, gli spettacoli naturali offerti dal volo. L'aeropittura cerca di tradurre in forme e colori le sensazioni del volatore e consiste nel rendere soprattutto l'aria, l'atmosfera, l'impalpabile e nel dar forma a una sensibilità tutta moderna.

Attività frenetica, protezioni e successi di Bot spiegano la commissione delle aeropitture nel castello di Carpaneto, le quali esaltano le iniziative politiche e umanitarie del Regime, premessa delle xilografie della cartella “Presente” del 1935 commissionata dalla Federazione Fascista di Piacenza.

A chi entra nella “Sala del Bot” appare dapprima nel mezzo del soffitto il Tricolore appeso a un Fascio Littorio che trafigge il globo, allusione alla trasvolata atlantica, suggerita da sei aeroplani in volo accanto alla scritta: “la luce viene da Roma”, in prospettiva, accompagnata da una drappella con “a noi!“.

Seguendo la traccia che gli era stata fornita anche per le xilografie della cartella “Presente”, Bot racconta la storia del fascismo prendendo l'avvio dalla vittoria sull'Austria, sintetizzata dalla data della vittoria (4 novembre 1918), da un elmetto, da un moschetto e dall'arcobaleno sulla catena delle Alpi: il Fascismo era nato con l'interventismo.

Nella parete di fronte un'altra data, quella della marcia su Roma (28 ottobre 1922) campeggia sull'architrave di un arco di trionfo impostato su due fasci littori. Accanto un mare di vessilli inclinati verso l'arco, intorno a un giovane fascista che alza una fiaccola sollecitato da un'aquila: gioco d'oblique che allude all'inclinazione dell'Italia verso mete lontane.

Nella parete di mezzo le iniziative del Regime: battaglia antitubercolare, con la doppia croce e la scritta: “Il simbolo che a tutti deve ricordare: un santo dovere” e l'educazione dei giovani: monumento a Balilla davanti alla casa della Gil (Gioventù italiana del Littorio), con la scritta “Credere obbedire combattere”.

Al di là d'una porta, sopra la quale la parola “DUX” è composta a formare un ventaglio, l'allegoria dell'Italia operosa: fabbriche, un aereo in volo, linee elettriche, un pagliaio, una tavolozza, sotto la luce del fascio littorio. E' una composizione ben congegnata che si rifà all'impressione grafica delle “miniere petrolifere di Velleia” (anno XI, 1933) pubblicata nel numero di marzo - aprile della “Rivista di Piacenza”; spunti dal vero vi sono genialmente collegati nel ritmo dei momenti migliori.

L'allegoria dello studio si trova in controluce sulla parete di fronte. Il pletorico armamentario allude alle discipline scolastiche (nel “salone” sostavano gli alunni delle elementari durante la ricreazione) squadernato ai lati di un'incudine con martello senza falce fa sorridere in un centro agricolo come Carpaneto (ma falce e martello avevano divorziato!).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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